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"Il
più grande errore della mia vita fu di fare il progettista di aerei. Se
avessi continuato a fare dei ponti, come facevo, ci sarebbe ancora un
bel ponte fra 100 o 200 anni e la gente si ricorderebbe di me. Invece a
progettare aerei sarò dimenticato".
Celestino Rosatelli a Francis Lombardi |
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L'avventura corre tra
gli anni 1885 ed il 1900.
- Un bambino
precoce, vivace ma anche un po' strambo. A scuola sapeva più far
di conto che scrivere in buon italiano. Tornato dalla scuola, dopo
un frugale pasto (alquanto frugale) correva ad aiutare il padre
Bernardino alla cura del campo. Spesso sostituiva il fratello
Giuseppe, di tre anni maggiore, nel pascolo dello sparuto gregge.Le
pecore, più attruppate dal richiamo del campanaccio dell'ariete,
che dalla "chiamata" di Celestino, brucavano tranquille. Celestino
aveva dato un nome - o meglio un soprannome - cosi da richiamare
ogni singola pecora che si allontanasse: ' Fonnalona ?!... Focetta
?!... Zoccanina ?!... " in ciò, usando nomi che si riferivano a
Vocaboli di Località, o a cognomi o nomi di concittadini.
- Erano le ore più felici della sua
fanciullezza. Un mondo di sogni. Appoggiato al tronco, sotto
l'ombrello ramato di un secolare castagno, si sorprendeva spesso
con la testa fra le nuvole. "Voci alonate di dentro" gli
suggerivano di scavare oltre quelle nuvole, nel sereno infinito,
ad inseguire l' Icaro fuggente. E davanti agli occhi fluttuavano
indistinte visioni di grandi volatili: l'aquila reale... un falco
pellegrino.. una poiana notturna…, quando non altro che ali
solitarie flottanti . . rostri lacerati... artigli aggressivi.
Visioni ritmate che Celestino traduceva in rapidi schizzi sul
terreno morbido, reso "raso" dal monotono, continuo brucare del
gregge.
- Celestino fu sorpreso più volte a
schizzare sui muri appena calcinati, strani volatili, più naif che
stilizzati, a dispetto di alcuni proprietari insofferenti che i
propri muri fossero da un " ragazzo "imbrattati. Lo deferirono
all'allora Sindaco (1894) Pietro Marcelli, reclamandone anche i
danni.
- Papà Berardino fu convocato in Comune
perché ne rispondesse. L'onesto cittadino, il buon uomo dalle mani
callose per il tanto zappare, fra un ceffone al figliolo riottoso
e un appello ad essere clementi, si disse disposto, magari con
qualche dilazione, a rimborsare il dovuto. Il Sindaco, che era
stato in silenzio per tutto il tempo della diatriba fra imputato e
reclamanti, intuendo nel Celestino qualcosa di diverso dei soliti
"imbratta muri" volle essere il suo Pigmalione, oltretutto
convincendo la parte lesa a desistere dalla pretesa, ed a papà
Bernardino a destinare il "dovuto risarcimento" agli studi futuri
del novello estroso "Giotto". E dalla Giunta fece ratificare una
borsa di studio di "cinquecento lire" affìnché il ragazzo
progredisse negli studi. Non solo papà Bernardino destinò i miseri
risparmi al futuro prodigioso del bimbo, ma vendette anche un
lembo di terra, pregno di sudore del suo faticoso, diuturno
lavoro. Celestino, un pò per sdebitarsi, e un pò per presentarsi
in modo decoroso, si metteva a tracolla gli scarponcilli - un
eufemismo per non dire "zoccoletti" che lo zio Giuseppe gli aveva
acquistato alla sagra di santa Croce - e a piedi nudi, zizagando
sul crinale, si precipitava a valle fino a raggiungere la
"Salaria" (a quel tempo detta "Cinzia"). Qui, dopo essersi
risciacquati gli inferiori nel fosso Riana, si rimetteva gli
scarponcilii e, antesignano del moderno "footing", raggiungeva di
corsa la scuola, a Rieti. Davanti alla scuola, era quasi sempre ad
attenderlo una delicata fanciulla, anch'essa nativa di Belmonte
che, ben più elevata di censo e di qualche anno più "anziana",
frequentava le classi superiori. Nacque così con Gina (Iveri) un
rapporto sempre più intenso. Lei lo aiutava a parlare e a scrivere
più correttamente l'italiano, ché, di matematica, Celestino non ne
aveva bisogno. Lui già era il primo della classe. Col passare del
tempo il ragazzo ebbe la sensazione che la simpatia e la
riconoscenza per Gina, si andava trasformando in un sentimento più
dolce, più intenso: il "primo amore" che però Celestino teneva
segreto in fondo al suo cuore. Non aveva cognizione che anche Gina
ricambiava altrettanto segretamente quel sentimento. Qualche anno
dopo, quel sentimento reciproco, non poté più tacere e si
trasformò in dolce amore. Solo il destino, che volle il futuro
genio al nord, nella brumosa, ordinata Torino, seppe dissolvere
quegli anni felici.
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